lunedì 12 marzo 2012

Lavori in corso


Le dame di Monte Sassone



Il tempo sfilacciato di una vita

ché nulla può farci l’ago

ha avuto forse pietà di noi

delle case abbandonate quando

il passo del giaguaro

seminava grida pari

al crollo delle terre

sotto il bacio dell’aratro


quando il seme inselvatichiva

e la mala pianta taceva

i segreti andati in fiamme


quando gonfie nubi ferrose

s’alzavano sulle rovine

e i custodi di sale ricolme

di bronzi e di giade

lasciavano che il filo delle lame

si dipanasse ai loro piedi


quando

quando


quando


*

e a fare come il cavaliere,

che all’ago preferì i telai d’oro

delle dame di monte Sassone


- si badi alla luce delle vesti

come un tempio il cui marmo

sia inciso nel fuoco di costellazioni

ma spolpando il frutto della luce

il succo ripugna

come un porcaro

vestito da signore –


e il cui corpo sbriciolato

fu gettato dalla furia del serpente

giù nell’ombra della terra

fino a fare minerale del pensiero,


noi cosa perderemmo

e cosa avremmo al sicuro ora

che il secco si beve tutto

che i lembi del lago hanno branchie

da cui svapora l’oro dei campi?



Da I Santuari



Dormivano tutti. Nel buio del formicaio s’aprivano uova, larve bianche cadevano sulla sabbia bianca. La terra, giù in fondo, era tutta pietra e putridume, il cielo pesava quintali.

Si fece il profilo, poi la forma si raccolse tutta in una sete. L’alba venne bianca in un ronzio. Fu come aprire il reame dell’oro, lasciare la chiave agli stormi, credere che un solo respiro destasse i sogni dalle acque.


Il mistero che il mondo ha fatto concreto (sentire: respiro che apre le cellule, beve la nostra fame e si attacca alla luce in fondo alle vene) si rovescia, ruote all’aria, immerso dentro il fango.

Allora, diremo che il tempo ci ha portato via tutto, la strada, gli ulivi, le nuvole che s’ammassavano, i monti scagliati da un fulmine vile. E i germogli, che forano l’aria minerale spessa centimetri.


Credo al burro, quando scioglie e spande dappertutto l’odore morbido che prende le ore per la coda. Chiedo se l’odore andrà mai via, perché aleggia come voce, e so quanto mi sia caro, ma poi penso che la stella che apre il mattino un giorno brillerà come fosse luce cava e tutto il minerale sarà vetro sparpagliato senza voce, senza piante, senza un passo e allora passa

l’odore del burro.

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